La Corte Suprema ha bocciato gran parte dei dazi imposti da Trump: cosa cambia

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito, con la sentenza di venerdì, che una parte consistente dei dazi introdotti dall’amministrazione di Donald Trump è stata imposta in modo illegittimo. La decisione riguarda le tariffe applicate attraverso l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), una legge del 1977 pensata per gestire emergenze nazionali legate alla sicurezza e alla politica estera. Secondo la maggioranza dei giudici, quella norma non poteva essere utilizzata per introdurre dazi senza un passaggio del Congresso, cui la Costituzione attribuisce il potere di imporre tasse e tributi.

La sentenza è stata approvata con sei voti favorevoli e tre contrari, nonostante la Corte sia composta da sei giudici di orientamento conservatore, tre dei quali nominati dallo stesso Trump durante il suo primo mandato (2017-2021). Nel dissenso, il giudice Brett Kavanaugh ha sostenuto che la politica tariffaria potesse essere discutibile sul piano economico, ma non illegale alla luce del testo e dei precedenti normativi. La maggioranza ha invece ritenuto che non esistesse un’emergenza nazionale tale da giustificare l’uso dell’IEEPA e che l’estensione di quella legge ai dazi costituisse un’interpretazione impropria.

Decadono quindi le cosiddette tariffe “reciproche” annunciate dall’amministrazione e quelle imposte contro Cina, Messico e Canada con la motivazione ufficiale di contrastare il traffico di fentanyl verso gli Stati Uniti. Restano invece in vigore i dazi su acciaio, alluminio e componenti per automobili, introdotti con una base giuridica diversa: la Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962, che consente restrizioni commerciali per motivi di sicurezza nazionale dopo un’indagine del Dipartimento del Commercio.

Il contenzioso era stato avviato da gruppi di piccoli imprenditori statunitensi, che sostenevano di aver subito danni economici rilevanti a causa dell’aumento dei costi di importazione, e da dodici stati federati, in larga parte guidati da governatori democratici. Un tribunale federale aveva già dichiarato illegittima l’imposizione dei dazi tramite IEEPA; l’amministrazione aveva presentato ricorso, portando la questione fino alla Corte Suprema.

Una delle conseguenze più immediate riguarda i possibili rimborsi. I dazi sono pagati dagli importatori statunitensi al momento dell’ingresso delle merci nel paese. Secondo le stime più recenti del Congressional Budget Office e dell’U.S. Customs and Border Protection, le entrate complessive derivanti dalle tariffe introdotte negli ultimi anni superano i 130 miliardi di dollari, con alcune valutazioni che arrivano intorno ai 200 miliardi includendo diverse categorie merceologiche. Se i dazi vengono meno per illegittimità, si apre la questione della restituzione delle somme già versate: diverse aziende avevano avviato azioni legali in previsione di questo scenario. L’amministrazione non ha chiarito come intenda muoversi su questo punto.

La decisione ha anche un impatto sul piano dei rapporti commerciali internazionali. Negli ultimi mesi numerosi paesi avevano negoziato con Washington per evitare o attenuare l’imposizione di nuove tariffe. Il Regno Unito era stato tra i primi a raggiungere un’intesa; l’Unione Europea aveva avviato un negoziato che prevedeva concessioni su vari dossier commerciali; trattative erano in corso anche con Giappone e Cina. Molte di queste intese erano state concluse sotto la minaccia di dazi immediati. Con la caduta della base legale che consentiva l’attivazione rapida delle tariffe, alcuni governi stanno rivalutando la tenuta degli accordi. Il Parlamento europeo ha convocato una riunione straordinaria lunedì proprio per esaminare le implicazioni della sentenza.

Trump ha reagito con durezza, definendo la decisione «profondamente deludente» e annunciando l’intenzione di introdurre nuove tariffe attraverso strumenti alternativi. Tra le opzioni citate c’è il Trade Act del 1974, che consente l’imposizione temporanea di dazi fino al 15 per cento per un massimo di 150 giorni, e un ulteriore ricorso alla Sezione 232, che però richiede indagini formali e tempi più lunghi. In conferenza stampa il presidente ha parlato di un possibile dazio generalizzato del 10 per cento. La differenza principale rispetto all’IEEPA è che le altre leggi prevedono limiti procedurali e temporali, riducendo la possibilità di interventi immediati e senza controllo.

Dal punto di vista economico, per adesso non si sono visti particolari scossoni sul mercato azionario, a differenza invece di quanto successe con l’introduzione dei dazi. Dopo gli annunci tariffari dello scorso anno, infatti, gli indici azionari statunitensi ed europei avevano registrato cali significativi; in questo caso Wall Street ha segnato rialzi contenuti, mentre le principali borse europee hanno chiuso in tutte in positivo. Gli analisti segnalano che l’eliminazione di alcune tariffe può ridurre i costi per imprese e consumatori, ma l’incertezza normativa rischia di prolungarsi se l’amministrazione tenterà di ripristinare misure simili con altre basi legali.

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