A New York la parte meno costosa di un appuntamento può essere il viaggio per arrivarci. Una corsa in metropolitana costa tre dollari, ma una volta usciti dalla stazione cominciano il cocktail, la cena, il cinema e gli altri piccoli costi che accompagnano una serata con una persona conosciuta da poco. La città ha parchi, musei gratuiti e molti eventi economici, ma buona parte delle abitudini legate agli appuntamenti continua a passare da attività commerciali. E quando ogni uscita può concludersi senza un secondo incontro, l’idea di affrontare una spesa un tempo ordinaria inizia a sembrare un investimento, anche abbastanza rischioso.
Negli Stati Uniti si parla da qualche anno di una “dating recession”, cioè una recessione degli appuntamenti. Un’indagine nazionale condotta nel 2025 su oltre 5.200 persone non sposate tra i 22 e i 35 anni ha rilevato che soltanto il 31 per cento usciva con qualcuno almeno una volta al mese. Il 52 per cento indicava la mancanza di denaro come uno degli ostacoli principali, davanti alla scarsa sicurezza in sé e alle precedenti esperienze negative. Allo stesso tempo, circa la metà diceva di voler cominciare una relazione: il calo degli appuntamenti, quindi, non sembra dipendere soltanto da un minore interesse per la vita di coppia.
Il costo di una serata aiuta a capire la distanza tra le intenzioni e quello che molte persone finiscono per fare. Secondo un sondaggio pubblicato nel 2026 da BMO, una banca nordamericana, negli Stati Uniti un appuntamento costa in media 189 dollari includendo trasporti, preparazione personale e altre spese precedenti all’incontro. Per la Generazione Z la media arriva a 205 dollari. Metà degli intervistati ha detto di essere uscita meno o di avere scelto attività più economiche, mentre il 47 per cento dei single considera gli appuntamenti poco convenienti dal punto di vista finanziario. Sono medie molto larghe: il 14 per cento sostiene di non spendere nulla, un altro 14 per cento supera abitualmente i 300 dollari.
New York rende questa pressione più evidente perché la spesa per uscire si aggiunge a un costo dell’abitare particolarmente alto. Nel giugno del 2026 il canone mediano di un appartamento aveva raggiunto i 4.200 dollari al mese nell’intera città e i 4.965 dollari a Manhattan, entrambi nuovi massimi nelle rilevazioni di StreetEasy. Affitto, utenze e spesa alimentare assorbono così una parte del reddito che in altre città può essere destinata con più facilità alla vita sociale. Rinunciare a una cena o rimandare un appuntamento diventa uno dei modi più semplici per contenere le uscite, perché non comporta una bolletta non pagata o un debito immediato.
Essere single, però, è a sua volta costoso. StreetEasy ha calcolato che nel 2025 un newyorkese che viveva da solo sosteneva mediamente 20.100 dollari l’anno in più rispetto a quanto avrebbe pagato dividendo un appartamento con un partner. Per una coppia il risparmio complessivo arrivava quindi a 40.200 dollari; a Manhattan superava i 50 mila. È una stima teorica, basata sulla divisione del canone di un appartamento, ma descrive bene un paradosso della città: avere una relazione può rendere più sostenibile la vita quotidiana, mentre cercare quella relazione richiede tempo, denaro e una stabilità che molti giovani non hanno ancora raggiunto.
Gli appuntamenti, inoltre, cominciano spesso prima dell’incontro. Bisogna usare le piattaforme, costruire un profilo, scorrere centinaia di persone e, in alcuni casi, pagare per avere più visibilità o funzioni aggiuntive sulle rispettive app. In un’indagine del Pew Research Center del 2022, il 53 per cento degli statunitensi sotto i trent’anni diceva di avere utilizzato almeno una volta un sito o un’app di dating. Tra tutti gli utenti, il 35 per cento aveva pagato almeno un servizio; tra gli under 30 lo aveva fatto il 22 per cento. Le app hanno reso più grande il numero di persone potenzialmente raggiungibili, ma hanno trasformato la ricerca di un partner anche in un’attività continuativa, con costi economici e una quantità di tempo difficile da misurare.
Ridurre tutto all’economia sarebbe comunque fuorviante. Gli anni della pandemia hanno interrotto la vita sociale proprio nel periodo in cui molti giovani avrebbero dovuto cominciare a frequentare università, locali e ambienti di lavoro. Uno studio pubblicato nel 2025, basato sui dati del progetto How Couples Meet and Stay Together, ha attribuito gran parte dell’aumento dei single tra il 2017 e il 2022 alla difficoltà di formare nuove relazioni durante la pandemia, con conseguenze più forti tra i giovani. Anche la scarsa fiducia nel rivolgere la parola a una persona sconosciuta, la delusione accumulata sulle app e la paura di perdere tempo rendono gli appuntamenti meno frequenti, indipendentemente dal conto in banca.
La stessa espressione “dating recession” va usata con cautela, perché mette insieme fenomeni diversi: uscire meno, sposarsi più tardi, vivere da soli o non avere una relazione stabile. I dati non mostrano un crollo uniforme. Secondo il Pew Research Center, la quota degli adulti statunitensi che non vivevano con un coniuge o un partner è scesa dal 44 per cento del 2019 al 42 per cento del 2023. Il problema riguarda soprattutto la fase iniziale: le occasioni in cui due persone si incontrano, si conoscono e decidono se rivedersi.
A New York queste occasioni non sono scomparse, ma sono diventate più facili da rimandare. Chi ha un lavoro precario, paga una stanza molto cara o cerca di mettere da parte qualcosa può continuare a desiderare una relazione e, nello stesso tempo, considerare ogni appuntamento una spesa evitabile. Il risultato è che la ricerca di un partner viene trattata come molte altre tappe dell’età adulta – una casa propria, un matrimonio, dei figli – e rinviata fino al raggiungimento di una stabilità che, nella città, continua a spostarsi sempre più avanti.
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