Patrizia Pasqualetti, una delle maestre gelatiere italiane più riconosciute negli Stati Uniti, è intervenuta ai microfoni de ilNewyorkese nel podcast Ritratti di Claudio Brachino, raccontando un viaggio che da Orvieto l’ha portata con la sua famiglia prima a Milano, poi in California e infine a New York, dove oggi guida “La Gelateria di Eataly by Patrizia Pasqualetti” nel quartiere Flatiron. Nelle sue parole il gelato non è solo un prodotto, ma un linguaggio universale capace di raccontare la cultura italiana attraverso ingredienti semplici, tecnica artigianale e un’idea precisa di felicità quotidiana. «Il nostro è un luogo in cui tradizione e innovazione del gelato italiano convivono», spiega Pasqualetti, che definisce la sua gelateria «un punto di felicità, un progetto molto interessante, perché non si limita a vendere un prodotto: vuole raccontare una cultura, uno stile di vita, un modo di stare bene, tutto a partire da un cono o da una coppa di gelato».
La storia familiare che ha dato origine a tutto comincia a Orvieto, pur passando per la Milano industriale degli anni d’oro. Qui suo padre, dopo una carriera nel mondo dei motori — «aveva un orecchio particolarmente attento, ha lavorato anche per la Ferrari» — decide di cambiare strada. «Ha sentito che la sua vita doveva cambiare, voleva fare qualcosa che rallegrasse il quotidiano delle persone». Così apre una gelateria, portando nel nuovo mestiere lo stesso rigore e la stessa precisione che aveva applicato alle auto. «Da lì è nata la nostra storia nel mondo del gelato artigianale».
Il salto dagli Appennini al Pacifico arriva quando Patrizia Pasqualetti vola in California per una consulenza. È l’inizio di un nuovo capitolo. «La California mi ha affascinato subito: clima, stile di vita, prodotti locali… Ho capito che lì potevo continuare la nostra tradizione». Nella Silicon Valley apre una gelateria che unisce prodotti a chilometro zero e know-how italiano. «Il gelato è un linguaggio universale», racconta, e lo dimostra ogni giorno incontrando clienti da tutto il mondo, attratti dalla purezza dei gusti e dalla forza identitaria del Made in Italy.
La California diventa così un laboratorio naturale dove ingredienti locali e maestria italiana si incontrano e si esaltano a vicenda. «I nostri prodotti italiani restano protagonisti: pistacchi, nocciole, eccellenze che sono ineguagliabili. Ma per promuovere il gelato artigianale devo tutelare anche gli ingredienti freschi: il latte, la frutta, tutto ciò che fa parte del patrimonio del Paese che mi ospita.
Questo connubio ha creato un momento di gratitudine reciproca: loro ci offrono le loro materie prime fresche, noi portiamo la tradizione e la tecnica italiana. Da qui è nato anche il piacere di venirci a trovare e di scoprire davvero che cosa significa un gelato fatto bene».
Dal Pacifico all’Atlantico il passo sembra breve, ma New York rappresenta un orizzonte completamente diverso, carico di simboli: «New York rappresenta, sotto tantissimi punti di vista, la città dell’American Dream».
L’occasione arriva con Eataly, che le propone di aprire una gelateria nel cuore di Manhattan. « Siamo a Flatiron, in 23rd Street, vogliamo creare non solo un momento goloso, ma culturale, di conoscenza degli ingredienti», spiega. Le sue “sundae” sono eredi dirette delle coppe gelato orvietane, mentre le Classi di gelato che Patrizia organizza con il suo staff insegnano come «ingredienti semplici – latte, zucchero, frutta fresca – possano trasformarsi in un prodotto straordinario attraverso un procedimento legato alla tradizione e supportato dall’innovazione tecnologica, che lo rende estremamente piacevole al palato».
Il risultato è uno spazio accogliente, un «punto di felicità che attrae, quotidianamente, un target molto variegato».
La felicità, per Patrizia Pasqualetti, passa dal gelato come gesto quotidiano: «Mio padre diceva che il gelato è “consolatorio”. È un piccolo regalo che dura poco, ma è intenso. E fortunatamente si replica: abbiamo clienti che vengono a “consolarsi” tutti i giorni con il nostro gelato. Questo ci conferma che quel gesto semplice ha davvero un valore emotivo, quasi terapeutico».
E l’esperienza quotidiana lo conferma: bambini che smettono di piangere davanti a un cono, coppie che ritagliano un momento romantico, persone che tornano ogni giorno per un frammento di serenità.
Dietro il bancone oggi lavorano 37 persone divise tra East e West Coast: «Sono relativamente poche per gli Stati Uniti, ma tantissime per l’Italia. Per me sono una grande responsabilità e allo stesso tempo un grande orgoglio, perché sono parte integrante del nostro racconto di italianità nel mondo».
Il successo di “La Gelateria di Eataly by Patrizia Pasqualetti” e delle altre gelaterie di famiglia passa anche dall’ospitalità italiana e dall’attenzione al servizio: «Questa felicità cerchiamo di trasmetterla non solo con il prodotto, ma con quella che è la tradizione dell’ospitalità italiana. Mio padre diceva sempre che dobbiamo fare customer service e dare un buon servizio sia che vendiamo un gelato, sia che vendiamo un brillante.
I nostri ragazzi sono con noi da quando abbiamo aperto, sono orgogliosi di rappresentare un pezzo d’Italia e di questo prodotto. Questo traspare e il cliente lo percepisce, anche quando si tratta di un prodotto che potrebbe sembrare banale. Ma il gelato non è affatto banale: è tutto fuorché banale».
Il tema degli ingredienti porta Patrizia Pasqualetti a parlare di sostenibilità e di un equilibrio attento tra eccellenze italiane e prodotti locali.
«Per rimanere fedeli alla tradizione di famiglia, lavoriamo seriamente i prodotti a chilometro zero. Dalla California alla East Coast ho fatto subito un lavoro di esplorazione delle fattorie, delle farms, che potessero fornirci materie prime di alto profilo gustativo e di grande qualità, anche dal punto di vista organico.
Ci siamo riusciti: qui abbiamo ottima frutta, abbiamo un latte particolarmente buono. Circa il 65-70% del nostro gelato è fatto con materie prime americane. Questo ci permette di lavorare serenamente anche con i dazi», spiega. Il pistacchio, la nocciola, alcuni cioccolati d’eccellenza arrivano ancora dall’Italia, ma latte e frutta provengono da fattorie selezionate negli Stati Uniti. «È un ponte sostenibile: loro ci offrono materie prime fresche, noi portiamo tradizione e tecnica». Un modello che valorizza il territorio in cui operano senza tradire la radice italiana del prodotto.
Nel mondo della gastronomia, ammette Pasqualetti, i gelatieri sono stati a lungo considerati «figli di un Dio minore» rispetto agli chef e ai pasticceri. Ma oggi qualcosa sta cambiando. «Il gelato non è più solo un comfort food: è un comfort healthy food», afferma.
«Da qui è iniziata anche l’attenzione delle istituzioni. Sono nati tavoli di lavoro importanti ai quali ho partecipato soprattutto a Los Angeles, dove abbiamo un’altra gelateria seguita da mio figlio Corrado, che rappresenta la terza generazione della nostra attività».
È un’evoluzione che la entusiasma e che conferma una verità che la storia aveva già scritto: « Auguste Escoffier diceva che lo chef è fantasia, il pasticciere è precisione, ma il gelatiere è perfezione». Una definizione che lei sente profondamente sua.
Guardando avanti, il futuro per Patrizia Pasqualetti ha il sapore della didattica e della divulgazione. «Il mio sogno è educare il palato», dice. Le sue Classi sensoriali – dove gusto, olfatto, vista e a volte anche la musica lavorano insieme – rappresentano il prossimo capitolo del suo percorso: «Raccontiamo come da un singolo ingrediente si arrivi a un gelato, offrendo piacere a tutti i sensi».
È un progetto che unisce passato e futuro, radici e innovazione, Italia e America. Un percorso che, nelle sue parole, vuole continuare a «educare alla piacevolezza della vita».
L’articolo Patrizia Pasqualetti e il suo gelato come «punto di felicità» proviene da IlNewyorkese.





