I Mondiali di calcio cominciano giovedì 11 giugno, ma negli Stati Uniti sono già iniziati – non sul campo ma negli aeroporti. Negli ultimi giorni i controlli sull’ingresso nel Paese hanno creato problemi ad alcune persone legate al torneo, tra squadre, staff tecnici e ora anche arbitri. Il caso più rilevante riguarda Omar Abdulkadir Artan, arbitro somalo scelto dalla FIFA per dirigere alcune partite della competizione, che è stato respinto all’aeroporto internazionale di Miami dopo essere arrivato da Istanbul. Non è stato accusato pubblicamente di nulla, ma le autorità statunitensi hanno detto che durante i controlli sono emersi problemi di “vetting”, cioè di verifica preliminare per l’ingresso nel Paese.
Artan aveva un visto valido ed era uno dei 52 arbitri selezionati dalla FIFA per i Mondiali. Sarebbe stato il primo somalo ad arbitrare una partita della Coppa del Mondo, un risultato molto significativo per un Paese che ha una tradizione calcistica fragile e condizionata da decenni di instabilità politica e violenze. Dal 2018 è arbitro internazionale FIFA, nel 2025 è stato premiato dalla Confederazione calcistica africana come miglior arbitro dell’anno e negli ultimi anni aveva diretto anche partite della Coppa d’Africa. Dopo il respingimento è tornato a Istanbul, dove si trovava prima di partire per gli Stati Uniti.
Il punto più delicato è che Artan viene dalla Somalia, uno dei Paesi inclusi nel travel ban deciso dall’amministrazione Trump. Il provvedimento limita o impedisce l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di alcuni Stati considerati problematici per ragioni di sicurezza o di controllo dei documenti. In teoria, chi partecipa a eventi internazionali come i Mondiali può ottenere visti specifici o diplomatici, come nel caso di Artan. In pratica, però, il visto non garantisce l’ingresso automatico: l’ultima decisione viene presa alla frontiera, dagli agenti americani.
Il caso Artan arriva dopo altri episodi che avevano già mostrato come le politiche sull’immigrazione potessero complicare l’organizzazione dei Mondiali. Nei giorni scorsi era emerso il caso dell’Iran, la cui nazionale ha avuto problemi per l’ingresso negli Stati Uniti di una parte dello staff. Per diversi giorni non era stato chiaro se tutti i componenti della delegazione avrebbero potuto entrare nel Paese. Alla fine la squadra farà base in Messico e andrà negli Stati Uniti solo nei giorni delle partite.
Un altro caso è avvenuto venerdì all’aeroporto di Chicago, dove è arrivata la nazionale irachena. Aymen Hussein, l’attaccante dell’Iraq, è stato trattenuto per circa sette ore dagli agenti americani. Gli sarebbero stati controllati il telefono e altri dispositivi, prima di essere autorizzato a proseguire verso il West Virginia, dove la squadra farà base durante il torneo. Hussein è uno dei giocatori più importanti dell’Iraq: ha trent’anni ed è stato decisivo nella qualificazione, segnando il gol del 2-1 contro la Bolivia nei playoff. Per l’Iraq questo Mondiale ha anche un valore simbolico, perché la nazionale torna a partecipare alla competizione dopo quarant’anni.
Nello stesso episodio, però, l’ingresso negli Stati Uniti è stato negato al fotografo ufficiale della nazionale irachena, trattenuto per circa dieci ore prima del respingimento. Le autorità statunitensi non hanno dato spiegazioni.
L’articolo L’arbitro somalo convocato per i Mondiali al quale è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti proviene da IlNewyorkese.





