Quando si pensa all’Italia del Novecento si fa fatica a pensarla come una potenza coloniale: niente a che vedere con i domini francesi, spagnoli o inglesi tra Asia e Africa, decisamente più estesi rispetto ai piccoli possedimenti conquistati con uno sforzo bellico notevole dagli italiani in Libia, Etiopia ed Eritrea. Ma questo non significa che il Regno D’Italia non avesse comunque mire coloniali, ed oggi molte ricostruzioni storiche ci permettono di capire meglio come si muoveva la macchina colonialista italiana e, acanto a lei, quella propagandista.
Il rapporto tra musica e colonialismo italiano infatti oggetto di una serie di studi accademici che hanno iniziato a mostrarne la centralità. Anche per questo nasce la conferenza “Music and Italian Colonialism”, in programma il 17 aprile 2026 alla Casa Italiana Zerilli-Marimò, centro culturale della New York University dedicato alla promozione della cultura italiana. L’iniziativa, organizzata da Isabella Abbonizio, Nicola Cipani e Isabella Livorni, è presentata come il primo appuntamento interamente dedicato a questo tema e si svolge nell’arco di un’intera giornata, dalle 10:00 alle 18:30, con interventi in lingua inglese.
Il punto di partenza è la musica, che non fu solo un elemento decorativo dell’esperienza coloniale ma uno strumento attivo nella costruzione e diffusione dell’ideologia imperiale italiana, in particolare durante l’espansione in Africa orientale tra gli anni Venti e Quaranta del Novecento. Studi recenti – tra cui quelli di Abbonizio e Gianpaolo Chiriacò – hanno evidenziato come repertori popolari, opere teatrali e composizioni colte contribuissero a definire un immaginario coloniale, veicolando rappresentazioni razzializzate e narrative funzionali al consenso interno. La conferenza servirà ad analizzare queste dinamiche da più angolazioni, includendo anche il ruolo della musica come dispositivo di documentazione e mediazione nei contatti culturali tra italiani e popolazioni locali.
Il programma è articolato in tre sessioni principali. La prima, “Sonic Agency and Colonial Memory in Italian East Africa”, affronta il tema della memoria coloniale attraverso prospettive etiopi ed eritree, con interventi come quello della regista Tamara Dawit e del ricercatore Yemane Demissie, che analizzano rispettivamente il rapporto tra musica, potere e memoria e le pratiche musicali durante l’occupazione fascista in Etiopia. La seconda sessione si concentra sulle registrazioni etnografiche realizzate negli anni Trenta, tra cui le raccolte poi confluite nella serie discografica “Ethiopiques”, oggi considerate tra le principali fonti sonore per lo studio della musica dell’Africa orientale. L’attenzione si sposta qui sulle tensioni legate alla restituzione e alla reinterpretazione contemporanea di materiali prodotti in un contesto coloniale.
L’ultima parte della giornata è dedicata al rapporto tra musica, propaganda e costruzione narrativa dell’impero. Gli interventi analizzano, tra gli altri aspetti, il ruolo della critica musicale durante il fascismo, la presenza di temi coloniali nel teatro musicale e il caso dell’“inno imperiale” mai completato da Ildebrando Pizzetti nel 1937. La conferenza fa quindi parte della serie “Race, Migration, Italy”, promossa dalla Casa Italiana in collaborazione con i dipartimenti di Italian Studies e Music della NYU e con la Ragusa Foundation for the Humanities, con l’obiettivo di approfondire le connessioni tra storia italiana, migrazioni e dinamiche razziali.
L’articolo La musica nell’Italia coloniale, spiegata alla Casa Italiana Zerilli-Marimò proviene da IlNewyorkese.





