Il ritorno a New York del pianoforte a manovella di Marino Persechini

Nel 1974 Marino Persechini andò in pensione e vendette il pianoforte con cui aveva lavorato per quasi tutta la vita. Aveva 94 anni e dal 1900 suonava nelle strade di Boston, girando una manovella che metteva in movimento le note. Lo strumento era stato costruito e acquistato a New York nel 1899: venerdì 23 ottobre tornerà in città per una presentazione all’Italian American Museum di Little Italy. Nel frattempo, a New York, il mestiere di Persechini era diventato prima un’attività vietata e poi un ricordo.

A vietarlo era stato un sindaco di origine italiana, Fiorello La Guardia. Gli strumenti a manovella erano particolarmente associati agli immigrati italiani, che li suonavano per raccogliere le offerte dei passanti. Per l’amministrazione erano invece un intralcio al traffico, una fonte di rumore e una forma di accattonaggio. Quando il divieto entrò pienamente in vigore, nel gennaio del 1936, Persechini aveva ancora davanti quasi quarant’anni di lavoro nelle strade di un’altra città.

Il suo era un barrel piano, un pianoforte meccanico a cilindro, costruito da Caesar Maserati. Girando la manovella si aziona un cilindro sul quale è predisposta la sequenza delle note: chi lo usa mette in moto una musica già “scritta” nel meccanismo. Lo strumento di Persechini ha un repertorio di dieci brani e comprende anche due tamburi, un piatto e sette campanelli. Viene spesso chiamato organetto, ma è un pianoforte: la confusione dipende anche dal fatto che in inglese i suonatori dei diversi strumenti a manovella venivano indicati genericamente come organ grinders.

Per gli immigrati che vivevano di quel lavoro esistevano fabbricanti, noleggiatori e strade in cui procurarsi gli strumenti. A Lower Manhattan si potevano affittare in Baxter Street oppure acquistare nella vicina Chatham Square. Alcuni musicisti si facevano accompagnare da scimmiette addestrate, che attiravano i passanti e finirono per diventare parte della rappresentazione stereotipata del suonatore italiano.

La musica di strada aveva oppositori ben prima di La Guardia. Nell’Ottocento, a New York come a Londra, le proteste contro gli organetti mescolavano insofferenza per il rumore e ostilità verso chi li suonava. Nel 1935 La Guardia smise di rinnovare le licenze ai musicisti ambulanti: il provvedimento colpiva anche altri suonatori, oltre a quelli degli organetti.

La decisione incontrò resistenze. Le cronache dell’epoca riportano petizioni, appelli di cantanti e trasmissioni radiofoniche a sostegno dei musicisti. Il contrasto riguardava anzitutto la natura di quel mestiere: per il sindaco era accattonaggio autorizzato, per chi lo esercitava era il lavoro con cui pagare le proprie spese.

A Boston Persechini continuò a farlo fino al 1974. Poi cedette il pianoforte a Frank O’Boy, un antiquario di Brookline, che invitava i clienti in negozio ad ascoltarlo. Anthony e Suzanne Gangi lo hanno acquistato il 22 ottobre 2024, come raccontano nella pagina dedicata al recupero dello strumento, e ne hanno fatto restaurare i meccanismi. Anthony si occupa a sua volta di musica a manovella, con esibizioni e incontri sulla storia di questi strumenti.

Il 23 ottobre il pianoforte sarà azionato all’esterno dell’Italian American Museum, al 151 di Mulberry Street, tra le 12 e le 15. Alle 18 seguirà l’incontro al museo, per il quale è previsto un biglietto. I visitatori potranno anche girare la manovella: gli stessi dieci brani con cui Persechini lavorava nelle strade di Boston torneranno a suonare nella città in cui aveva comprato il pianoforte.

L’articolo Il ritorno a New York del pianoforte a manovella di Marino Persechini proviene da IlNewyorkese.

Torna in alto