Questa volta, invece di raccontarvi un edificio, vi presento l’uomo dietro a molti di essi: Emery Roth. Quando si parla di un edificio a New York e si vuole davvero comprenderne il valore, spesso non basta guardare la facciata o il numero di camere. Il vero indizio è un altro: l’architetto che lo ha progettato. Soprattutto quando si tratta dei grandi pre-war co-op, quelli che hanno definito l’eleganza senza tempo di Manhattan. Ed è per questo che quando un agente immobiliare vuole valorizzare un appartamento, c’è una cosa che dice quasi sempre: “È un Emery Roth Building” Il nome diventa garanzia, come una firma su un quadro.
Tra i nomi che hanno contribuito a forgiare lo skyline della città, il suo è uno dei più importanti e tra i meno conosciuti al grande pubblico.
Roth era un immigrato ungherese di origini ebraiche che arrivò negli Stati Uniti a tredici anni, dopo la morte del padre. Partì praticamente senza niente. Lavorò come apprendista a Bloomington, Illinois, poi contribuì ai disegni per la World’s Columbian Exposition di Chicago, finché non si trasferì a New York per entrare nello studio di Richard Morris Hunt. Da lì in poi, costruì uno skyline.
Il suo territorio era Central Park West. Roth ha firmato sette edifici importanti su quell’avenue, definendone la silhouette in modo che ancora oggi è immediatamente riconoscibile.
I più celebri sono il San Remo, il Beresford, l’El Dorado e la Ritz Tower su Park Avenue, torri gemelle o triple che dominano il profilo ovest di Manhattan.
Il Baresford, il condominio affacciato su Central Park costruito nel 1929
Il San Remo, al 145 Central Park West, fu costruito tra il 1929 e il 1930 in stile Renaissance Revival: 27 piani con due torri che emergono da una base di 17, le cime sormontate da templi corinzi con lanterne di rame. Bono compro’ un appartamento prima appartenuto a Steve Jobs nel 2003
Il Beresford, tre torri ottagonali tra la 81esima e la 82esima, era al momento del suo completamento nel 1929 il più grande condominio mai costruito fino ad allora.
L’El Dorado, più in su sull’avenue, è l’edificio più Art Deco del tre e con le sue guglie geometriche che qualcuno ha paragonato alle astronavi di Flash Gordon.
Questi palazzi non sono semplicemente indirizzi prestigiosi. Le loro facciate Beaux-Arts e Art Deco, le torri simmetriche, i soffitti alti e i layout generosi riflettono un’idea di abitare completamente diversa rispetto agli standard moderni danno una sensazione di grandezza che oggi è sempre più rara e sempre più costosa.
Quello che rende Roth diverso dai suoi contemporanei è il coraggio estetico. Mentre architetti come Rosario Candela puntavano tutto su appartamenti enormi e ben distribuiti su Fifth e Park Avenue con esterni e sobri, quasi riservati, Roth faceva l’opposto: facciate flamboyant, drammatiche.
I suoi edifici si vedono da lontano, si riconoscono, fanno parte della città in modo fisico e immediato. Non è solo pre-war: è quel tipo di pre-war. Non solo la posizione, ma la qualità architettonica, la scarsità di unità simili e una domanda che non si esaurisce mai.
Ma il lavoro di Roth non si fermava ai grandi landmark di Central Park West. Insieme ai developer Bing & Bing con cui aveva un rapporto quasi simbiotico, Roth ha disseminato Manhattan di edifici residenziali di qualità straordinaria, spesso meno famosi ma altrettanto ricercati. Il 245 East 72nd Street, dove ho un attualmente un appartamento in contract, e che potete trovare online ne è l’esempio perfetto: costruito nel 1930 in stile Renaissance Revival, con una facciata in mattoni beige e dettagli in calcare, balconi angolati e gargoyle decorativi. Venti piani, 120 appartamenti, soffitti con travi a vista, pavimenti in rovere, proporzioni che si sentono appena si entra. Sulla 73rd Street, sempre con Bing & Bing, Roth ha invece firmato l’intero complesso Eastgate — sei edifici Neo-Romanici che occupano entrambi i lati dell’isolato tra Third e Second Avenue, originariamente commercializzati come “mansionettes.”
E ancora il 1000 Park Avenue, dove i due medievali in pietra all’ingresso sarebbero , secondo la leggenda, modellati sui fratelli Bing stessi.
Edifici diversissimi tra loro per stile e dimensione, ma tutti accomunati dalla stessa firma invisibile: proporzioni studiate, dettagli curati, planimetrie che funzionano.
E poi c’è la storia che racconta tutto meglio di qualsiasi descrizione. Nel 1986, il produttore cinematografico Robert Stigwood mise in vendita il suo appartamento di 14 stanze al 28esimo piano del San Remo. Calvin Klein e sua moglie Kelly tentarono di acquistarlo, ma il board del co-op li rifiutò ,perché, secondo il biografo di Klein Steven Gaines, il San Remo aveva paura che organizzassero feste selvagge.
L’appartamento finì a Bruce Willis e Demi Moore, che ci misero mano pesantemente: le ristrutturazioni eliminarono quasi tutti i dettagli originali di Roth, sostituiti con uno stile “Southwestern Mission.” Un sacrilegio, per gli estimatori. Ma anche la prova di quanto quegli appartamenti siano ambiti e di quanto il nome Emery Roth continui, a distanza di quasi un secolo, a significare qualcosa.
Emery Roth non ha semplicemente progettato edifici. Ha definito un linguaggio architettonico che ancora oggi rappresenta uno dei benchmark del lusso residenziale a New York.
L’articolo Emery Roth, l’architetto che ha disegnato lo skyline di New York proviene da IlNewyorkese.





