A cent’anni dalla nascita, Marilyn Monroe continua a essere una di quelle figure – letteralmente – senza tempo, che il cinema non riesce ad archiviare. Non solo perché il suo volto è ancora ovunque, dalle fotografie in bianco e nero alle magliette, dai documentari alle mostre, ma perché la sua storia tiene insieme molte cose che Hollywood ha raccontato e spesso nascosto: la costruzione dell’immagine femminile, il rapporto tra fama e fragilità, il potere degli studios, il modo in cui una persona può diventare un simbolo più grande della propria biografia. Per questo il centenario della sua nascita è anche l’occasione per tornare su una figura che tutti riconoscono, ma che spesso viene ricordata attraverso pochi elementi – il biondo, gli abiti, la voce, la morte prematura – lasciando in secondo piano il lavoro con cui Norma Jeane Mortenson diventò Marilyn Monroe.
Marilyn Monroe nacque a Los Angeles il 1° giugno 1926 con il nome di Norma Jeane Mortenson. Prima di diventare una delle attrici più famose e celebrate del cinema americano, sappiamo che ebbe un’infanzia molto instabile: la madre, Gladys Pearl Monroe, soffriva di problemi psichiatrici e non riuscì a occuparsi stabilmente di lei, che passò tra famiglie affidatarie, istituti e case diverse. È una parte della sua storia spesso ridotta a premessa tragica, ma serve a capire perché Marilyn Monroe fu costruita anche come personaggio pubblico: quegli elementi già detti – il nome, il biondo, la voce, i vestiti e finanche la vulnerabilità esibita sullo schermo – erano elementi di un’identità professionale molto controllata, non soltanto l’effetto naturale di una personalità fuori dal comune.
La sua carriera cominciò con la moda e con i primi contratti a Hollywood, dopo essere stata notata negli anni Quaranta anche dall’attore e dirigente Ben Lyon. Il successo arrivò soprattutto negli anni Cinquanta, quando Marilyn divenne uno dei volti più redditizi e discussi dello studio system americano. Film come Gli uomini preferiscono le bionde, Quando la moglie è in vacanza e A qualcuno piace caldo fissarono un’immagine precisa: quella della bionda seducente e apparentemente ingenua, spesso più intelligente di quanto gli altri personaggi fossero disposti a riconoscere.
Monroe morì a Los Angeles nella notte tra il 4 e il 5 agosto 1962, a 36 anni, per un’overdose di barbiturici. La versione ufficiale parlò di probabile suicidio, ma intorno alla sua morte sono cresciute negli anni molte ipotesi non dimostrate, spesso legate ai Kennedy, alla mafia o al suo psichiatra Ralph Greenson. Oltre le teorie del complotto, quel che è certo è che Marilyn Monroe fu una donna molto esposta, fragile in alcuni momenti, ma anche un’attrice che cercò di avere più controllo sulla propria carriera, fondò una società di produzione e provò a uscire dal ruolo nel quale Hollywood l’aveva messa.
Per il centenario, anche l’Italia le dedica una programmazione speciale. La Rai trasmette oggi, 1° giugno, A qualcuno piace caldo su Rai Movie e prevede servizi e approfondimenti nei telegiornali, su RaiNews24, RaiPlay, RaiPlay Sound e nelle radio del gruppo. Retequattro manda in onda in seconda serata, in prima visione, il documentario Marilyn Monroe – Ascesa di un mito, dedicato anche al viaggio del 1954 in Corea, quando Monroe si esibì davanti ai soldati americani. Su La7Cinema è invece previsto Marilyn, il film del 2011 conosciuto anche come My Week with Marilyn.
Negli Stati Uniti il centenario è stato segnato soprattutto dalla mostra Marilyn Monroe: Hollywood Icon, aperta all’Academy Museum di Los Angeles dal 31 maggio 2026 al 28 febbraio 2027. La mostra raccoglie costumi, lettere, fotografie, oggetti personali e materiali d’archivio, con l’obiettivo dichiarato di mostrare anche la persona dietro l’immagine pubblica. Tra i pezzi esposti ci sono abiti diventati parte della storia del cinema, copioni annotati, oggetti privati e materiali legati alla costruzione del suo personaggio. A Palm Springs, intanto, 1.037 persone vestite da Marilyn Monroe hanno stabilito un nuovo Guinness World Record per il più grande raduno di sosia dell’attrice, superando il precedente primato di 254 partecipanti registrato in Australia. È un omaggio un po’ pop e un po’ turistico, ma dice bene quanto Marilyn continui a essere riconoscibile anche da chi magari non ha mai visto per intero un suo film.
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