L’italiano cerca più spazio alle Nazioni Unite

L’italiano che si parla fuori dall’Italia non è soltanto quello degli emigrati e dei loro discendenti. È una lingua delle istituzioni svizzere, delle minoranze storiche in Slovenia e Croazia, di persone che lo studiano per lavorare o leggere libri nella versione originale. Sono esperienze diverse, che da quasi un anno alcuni governi stanno cercando di riunire nella Comunità dell’Italofonia: un forum internazionale nato per usare questa lingua condivisa come punto di partenza per collaborazioni tra scuole, università, imprese e istituzioni culturali.

Giovedì 22 ottobre il progetto arriva al Palazzo di Vetro di New York con la prima Giornata dell’Italofonia alle Nazioni Unite, organizzata dalle rappresentanze permanenti di Italia, San Marino e Svizzera. L’incontro si terrà dalle 13.15 alle 14.30 nella sala del Consiglio economico e sociale, l’ECOSOC, e servirà anche a incoraggiare nuove adesioni alla Comunità.

«Italofonia» significa, anzitutto, l’insieme delle persone e delle comunità che parlano italiano. Il criterio è linguistico: può comprendere chi non è mai stato in Italia e non ha antenati italiani, mentre avere un cognome italiano non significa necessariamente conoscere la lingua. Questa distinzione conta soprattutto in paesi di forte emigrazione italiana come gli Stati Uniti, dove l’interesse per le proprie origini e l’uso dell’italiano possono seguire percorsi molto diversi.

La Comunità dell’Italofonia prova a dare una struttura alle relazioni che nascono attorno alla lingua. È stata istituita il 18 novembre 2025 a Villa Madama, a Roma, durante una conferenza organizzata dal ministero degli Esteri con la Società Dante Alighieri e copresieduta dalla Svizzera. Come riferisce il governo svizzero, la dichiarazione istitutiva è stata adottata da 19 paesi. Il progetto coinvolge dunque anche stati nei quali l’italiano non è la lingua della maggioranza.

Per capire che cosa dovrebbe fare questa Comunità conviene leggere la sua dichiarazione istitutiva. Tra le attività previste ci sono gli scambi di studenti e ricercatori, gli incentivi alle traduzioni da e verso l’italiano, i progetti comuni per radio e televisioni e l’insegnamento della lingua nei percorsi di formazione professionale. Il documento propone anche una rete di biblioteche e librerie italiane nel mondo e un’assemblea di scrittrici e scrittori italofoni.

Sono obiettivi che richiedono accordi, risorse e soggetti disposti a realizzarli. La dichiarazione precisa infatti che le iniziative sono volontarie e non introduce obblighi finanziari o giuridici internazionali. La Comunità offre quindi una sede in cui organizzare collaborazioni: la sua nascita, da sola, non equivale all’avvio di tutti i programmi elencati.

La giornata di New York ha soprattutto questo compito: far conoscere il progetto alle delegazioni presenti all’ONU e allargare il numero dei suoi interlocutori. L’italiano non rientra tra le sei lingue ufficiali delle Nazioni Unite, che sono arabo, cinese, francese, inglese, russo e spagnolo. L’iniziativa non ne cambia lo status; per consentire la partecipazione di chi non lo parla, durante l’intero incontro sarà disponibile l’interpretazione simultanea in inglese.

Anche la scelta degli ospiti permette di capire a quale pubblico si rivolge l’appuntamento. La tavola rotonda sarà moderata da Loredana Polezzi, titolare della cattedra di Italian and Italian American Studies alla Stony Brook University, e comprenderà italofoni non madrelingua. Tra loro ci sarà Michael F. Moore, traduttore e docente alla School of the Arts della Columbia University, che ha portato in inglese opere di Moravia, Primo Levi e Manzoni. La sua traduzione dei Promessi sposi è uscita nel 2022.

Il programma affiancherà alla traduzione la ricerca scientifica, le arti e l’imprenditoria. Michael J. Higley, professore di neuroscienze, ingegneria biomedica e psichiatria a Yale, dialogherà con l’artista visiva e storica dell’arte Serena Scapagnini. Interverrà inoltre Gabriele Donati, musicista jazz e cofondatore di TimeRepublik. Seguirà un dibattito con i rappresentanti permanenti e il pubblico, al quale è prevista la partecipazione di studenti delle scuole e delle università.

L’appuntamento rientra nella Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, in corso dal 19 al 25 ottobre e dedicata quest’anno al tema «Lingua geniale: ideare, progettare, creare con l’italiano». Ad aprire i lavori saranno il rappresentante permanente italiano Giorgio Marrapodi e Diene Keita, direttrice esecutiva del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione. Le conclusioni saranno affidate a Christophe Z. El Kassis, osservatore permanente della Santa Sede, e ad Angelica Jacome, direttrice dell’ufficio FAO di New York.

Il passaggio successivo, per la Comunità, sarà tradurre il programma in attività alle quali si possa effettivamente partecipare: uno scambio universitario, una collaborazione tra editori, un corso di italiano per una professione. È su questo terreno che il progetto potrà diventare utile anche a chi non frequenta conferenze diplomatiche.

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