Una notizia può essere vera e contribuire comunque a dare un’immagine sbagliata della realtà. Un episodio di violenza, per esempio, racconta qualcosa che è successo, ma da solo non dice se una città sia diventata più pericolosa. Per capirlo servono altri elementi: quanti reati vengono commessi, come cambiano nel tempo, quali aumentano e quali diminuiscono. È una delle questioni affrontate da Claudio Cerasa, direttore del Foglio, nella conversazione con Claudio Pagliara organizzata il 2 ottobre dall’Istituto Italiano di Cultura di New York per presentare il suo ultimo libro.
Il saggio si intitola L’antidoto. Libertà, ambiente, tecnologia. Manifesto ottimista contro la dittatura del catastrofismo, pubblicato da Silvio Berlusconi Editore. La tesi principale riguarda il dibattito pubblico e come al suo interno il pessimismo viene spesso scambiato per realismo, mentre la fiducia nel progresso è trattata come una sottovalutazione dei problemi. Cerasa propone di mettere alla prova entrambe le posizioni attraverso i dati, contestando l’idea che guerre, crisi e tensioni internazionali dimostrino un peggioramento inevitabile del mondo.
Durante l’incontro, l’autore ha descritto l’ottimismo come il tentativo di «trasformare il disordine in ordine». Le ragioni per preoccuparsi esistono e occupano una parte della sua riflessione. Il passaggio che contesta è quello successivo: trasformare ogni problema nella conferma che il futuro sarà necessariamente peggiore del presente.
Il giornalismo ha un ruolo centrale in questo ragionamento. «Le notizie positive sono considerate non notizie», ha detto Cerasa. Un miglioramento graduale può ricevere meno attenzione di una crisi improvvisa; qualcosa che funziona tende a essere considerato normale, mentre un guasto richiede una spiegazione e conquista più facilmente un titolo. Secondo il direttore del Foglio, questa selezione può rendere difficile riconoscere i progressi anche quando sono misurabili.
Che il linguaggio negativo attiri l’attenzione trova riscontro anche nella ricerca. Uno studio pubblicato nel 2023 su Nature Human Behaviour, basato su esperimenti con titoli alternativi del sito Upworthy, ha rilevato che, per un titolo di lunghezza media, ogni parola negativa aggiuntiva aumentava del 2,3 per cento il tasso di clic. Tra le parole classificate come negative dai ricercatori ci sono «wrong» («sbagliato») e «awful» («terribile»), entrambi tra i più frequenti nei titoli analizzati. Sono parole che possono orientare il giudizio su un fatto prima ancora che il lettore conosca i dettagli. Lo studio confrontava infatti titoli diversi proposti per uno stesso articolo: a cambiare era il modo di presentare la notizia
L’esempio italiano scelto da Cerasa riguarda, invece, i centenari. Secondo i dati dell’Istat, al primo gennaio 2025 le persone residenti in Italia con almeno cento anni erano 23.548, contro le 10.158 del 2009: un aumento del 130 per cento. Il confronto riguarda dunque il periodo 2009–2025. L’istituto segnala anche che la crescita non è stata uniforme, perché sul numero dei centenari influisce la diversa consistenza delle generazioni di nascita. Per Cerasa, un dato di questo genere meriterebbe più spazio nel racconto del paese. Non cancella le difficoltà della sanità o quelle legate all’invecchiamento della popolazione, ma aggiunge un’informazione che rischia di restare ai margini, quando invece «Le due possono coesistere», ha osservato a proposito delle notizie positive e negative.
La questione diventa più delicata quando riguarda la sicurezza. Una sequenza di episodi di cronaca può suggerire una tendenza senza dimostrarla. «Se quelle notizie vengono slegate dal contesto, se non viene riportata la situazione, se non viene riportata la tendenza», ha spiegato Cerasa, il singolo fatto finisce per occupare tutto lo spazio dell’interpretazione. Il problema riguarda quindi anche ciò che manca nel racconto: i confronti, le proporzioni, il periodo preso in esame.
Da qui deriva il collegamento con la politica. «La democrazia è fatta di complessità, di contesto, di tendenze e non è fatta solo di emozioni». Nella sua lettura, descrivere i problemi come insolubili favorisce la ricerca di colpevoli e indebolisce la discussione sulle possibili risposte. L’ottimismo richiederebbe invece il lavoro, meno immediato, di cercare soluzioni e verificarne gli effetti.
Cerasa applica questo ragionamento anche all’Unione Europea. Durante la conversazione ha indicato la risposta alla guerra in Ucraina e la ricerca di rapporti con altre aree del mondo come esempi di una capacità di reazione spesso sottovalutata. Le crisi, sostiene, possono produrre «anticorpi»: decisioni e alleanze che prendono forma proprio sotto la pressione degli eventi. È la sua obiezione al racconto di un’Europa destinata all’irrilevanza, pur tra divisioni e difficoltà.
Alla difesa dell’Europa si accompagna quella delle democrazie occidentali. Il direttore sostiene che riconoscerne gli errori debba essere compatibile con la difesa della libertà di stampa, di parola e di ricerca. Nella parte dedicata all’Italia ha poi proposto di osservare la distanza tra alcune posizioni sostenute in passato dalla destra e le scelte del governo di Giorgia Meloni, soprattutto sull’Europa e sull’immigrazione.
L’affermazione più ampia della serata è che il presente sia «il miglior momento storico per nascere», per le opportunità disponibili e per le possibilità offerte dalla scienza. È anche quella che richiede più distinzioni: le condizioni di vita dipendono dal paese, dalle risorse e dai diritti a cui ciascuno ha accesso. I progressi complessivi non rendono equivalenti queste esperienze.
Il criterio proposto dal libro resta però applicabile anche senza condividere tutte le conclusioni di Cerasa. Di fronte a un episodio, chiedersi quanto sia rappresentativo; di fronte a un numero, verificare con quale periodo venga confrontato; di fronte a una crisi, cercare quali risposte siano già state tentate e con quali risultati. Per un giornale, significa dare al lettore gli elementi per capire se una notizia descriva un’eccezione, un peggioramento o una tendenza che sta cambiando.
L’articolo Per Claudio Cerasa, essere ottimisti è un lavoro proviene da IlNewyorkese.





