Sul Vespucci si incontrano due leggende del mare, la nave più bella del mondo e l’America’s Cup

C’è un momento, la sera del 5 luglio, in cui a bordo di Nave Amerigo Vespucci si sono trovate vicine due storie lunghe più di un secolo. Da una parte la nave più bella del mondo, la Nave scuola della Marina Militare in città per i duecentocinquanta anni dell’indipendenza americana. Dall’altra il trofeo dell’America’s Cup, il più antico trofeo sportivo internazionale ancora conteso, arrivato dalla Nuova Zelanda e tornato a New York, dove tutto era cominciato.

L’evento “Vespucci & America’s Cup: le due icone del mare si incontrano a New York”, parte del Tour Mondiale Amerigo Vespucci – Campagna in Nord America 2026, ha riunito a bordo lo sport, le istituzioni e la Marina, alla presenza del Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, del Sottosegretario di Stato alla Difesa Matteo Perego di Cremnago, del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, l’ammiraglio di squadra Giuseppe Berutti Bergotto, e dell’ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti Marco Peronaci.

A dare il benvenuto è stato il comandante del Vespucci, il Capitano di Vascello Nicasio Falica. «Un momento emozionante e tanto atteso», ha detto, ricordando l’onore per la nave scuola di accogliere sotto i propri occhi il più antico trofeo del mondo della vela. «Un mondo intriso di valori che la Marina e la difesa promuovono e che Nave Vespucci incarna», ha aggiunto, elencando la determinazione, lo spirito di squadra, la passione e il rispetto per il mare, la lealtà e la sana competizione. Valori che la Nave ha portato attraverso l’Atlantico, ventinove giorni di navigazione quasi interamente a vela, cercando verso sud la circolazione degli alisei.

A raccontare l’incontro tra le due icone è stato Marzio Perrelli, amministratore delegato di America’s Cup Partnership. «È un privilegio essere a bordo dell’Amerigo Vespucci, nel cuore di New York, dove centosettantacinque anni fa nasceva la storia dell’America’s Cup», ha detto. «Non poteva esserci un luogo migliore, un’icona migliore per far incontrare due leggende, la nave più bella del mondo con il trofeo sportivo più antico al mondo». Perrelli ha ripercorso la nascita del trofeo, quando nel 1851 la goletta americana America attraversò l’Atlantico e, contro ogni pronostico, sfidò e batté tredici barche intorno all’Isola di Wight, riportando in patria la coppa poi donata al New York Yacht Club. Da lì il nome, Coppa America. «Il futuro è di chi ha il coraggio di prendere il largo, di andare a cercare il vento, di affrontare il mare», ha detto, dando appuntamento al Golfo di Napoli, dove il prossimo anno sette equipaggi si sfideranno per portarsi a casa la coppa.

È toccato poi a Marco Mezzaroma, presidente di Sport e Salute, spiegare cosa significhi ospitare l’America’s Cup in Italia. «È sempre bello venire a New York, ma è ancora più bello calpestare il suolo italiano, come stiamo facendo in questo momento sul Vespucci», ha detto. La competizione, ha ricordato, si terrà a Napoli, e ha già portato una trasformazione del territorio di Bagnoli, oggetto di una grande opera di riqualificazione ambientale e urbanistica. «Sarà un evento che avrà una ricaduta enorme, in termini economici ma anche sociali», ha spiegato, sottolineando come l’Italia, quando lavora seriamente, sappia mettere da parte le rivalità politiche e collaborare tra istituzioni.

Sul senso profondo del progetto è intervenuto Luca Andreoli, amministratore delegato di Difesa Servizi, la società che produce il Tour Mondiale. Il Vespucci, ha spiegato, ha aggiunto negli anni una nuova pelle a quella di nave straordinaria e strumento di diplomazia navale, diventando un grande contenitore attraverso cui promuovere le eccellenze del Paese. «Vespucci ci ha abituato a mettere in moto iniziative che sembrano impossibili, e che poi non solo si realizzano, ma diventano momenti straordinari di condivisione», ha detto, ricordando l’intuizione da cui è nato il Tour, quella del ministro della Difesa Guido Crosetto. «Abbiamo un nuovo straordinario ambasciatore che potrà raccontare il meglio dell’Italia nei prossimi anni».

A portare la voce della Marina è stato l’ammiraglio di squadra Giuseppe Berutti Bergotto, Capo di Stato Maggiore. «Questa sosta ha un significato particolare», ha detto, perché unisce i festeggiamenti per l’indipendenza americana e il Tour Mondiale Amerigo Vespucci 2026, testimonianza della capacità dell’Italia di presentarsi unita nel mondo attraverso la cultura, la diplomazia e l’economia del mare. L’ammiraglio ha ricordato un valore che accomuna la nave e la coppa, lo spirito di squadra. «A bordo di una nave è l’equipaggio che fa la missione, non è la nave», ha detto. «Anche se non siamo tutti campioni, dobbiamo remare verso la stessa direzione». E ha annunciato che il prossimo anno il Vespucci sarà presente a Napoli, per accompagnare l’America’s Cup.

Il legame antico tra la nave e gli Stati Uniti è stato al centro delle parole del Sottosegretario di Stato alla Difesa, Matteo Perego di Cremnago. «Essere a bordo della Nave Vespucci a New York mi fa pensare alle migliaia di italiani che sono arrivati con una nave su questi porti e hanno costruito la storia di questa nazione», ha detto, ricordando che diciassette milioni di americani hanno origini italiane. «Chissà come si chiamerebbe l’America se non ci fosse stato Amerigo Vespucci». Il mare, ha aggiunto, unisce le due sponde dell’Atlantico in una fase storica in cui i legami vanno rafforzati. «Portiamo oggi qui in America un pezzo d’Italia».

Le conclusioni sono state affidate ad Andrea Abodi, Ministro per lo Sport e i Giovani, che ha scelto di partire proprio dal significato dei duecentocinquanta anni che si celebravano. «Siamo qui per una testimonianza di amicizia, per un atto di amore, di rispetto e di onore nei confronti di questa meravigliosa nave», ha detto. Poi si è soffermato sui tre principi scritti nella Dichiarazione di indipendenza, il diritto alla vita, il diritto alla libertà e la ricerca della felicità. «Penso che andare per mare, sia con la Vespucci sia nell’America’s Cup, sia un po’ tutto questo», ha osservato. «Il diritto alla vita, il diritto alla libertà che il mare rappresenta, la ricerca della felicità che il mare sta a rappresentare».

Abodi ha parlato dell’America’s Cup come di un evento fatto di sentimenti prima ancora che di numeri, un’occasione in cui, come alle Olimpiadi, l’Italia è al centro del mondo e ospita il mondo. Ha ricordato il percorso di avvicinamento, con le tappe di Cagliari e di Nisida, e la sfida sportiva vera, quella del prossimo anno a Napoli, dove l’Italia difenderà con Luna Rossa la vittoria conquistata a Barcellona. E ha chiuso con l’immagine che gli sta più a cuore, quella di Bagnoli. «È la bella addormentata che stiamo risvegliando, un pezzo di Napoli meraviglioso, trascurato e abbandonato, che grazie a questo appuntamento, in pochi mesi rispetto a trent’anni di attesa, riprenderà vita».

Sotto i piedi la nave più bella del mondo, davanti agli occhi il trofeo più antico della vela, e intorno un’Italia che si racconta attraverso il mare. Per una sera, a New York, lo sport, la storia e il senso di appartenenza si sono dati appuntamento a bordo del Vespucci, con lo sguardo già rivolto al Golfo di Napoli.

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