Lunedì 4 maggio si è tenuto a New York il Met Gala, la cena di raccolta fondi organizzata ogni anno al Metropolitan Museum of Art per finanziare il Costume Institute, il dipartimento del museo dedicato alla moda. È uno degli appuntamenti più osservati dell’anno non tanto per la cena in sé, che resta riservata agli invitati, ma per quello che avviene prima: il tappeto rosso sulle scale del museo, dove attrici, musicisti, modelle, atleti e persone molto famose indossano abiti costruiti intorno a un tema. Il Met Gala esiste dal 1948, ma è diventato il grande evento pop che conosciamo soprattutto da quando Anna Wintour, direttrice di Vogue, ne ha assunto la guida negli anni Novanta.
Come sempre, il tema della serata era legato alla mostra annuale del Costume Institute. Quest’anno si intitola “Costume Art” e inaugura anche le nuove Condé M. Nast Galleries, uno spazio permanente di circa 1.100 metri quadrati vicino alla Great Hall del Met: una posizione molto più centrale rispetto a quella occupata in passato dal dipartimento moda. La mostra, curata da Andrew Bolton, mette insieme abiti e opere d’arte della collezione del museo per mostrare come il corpo vestito sia presente in molti periodi e linguaggi artistici, non solo nella storia della moda. Secondo il Met, il percorso accosta capi e accessori a dipinti, sculture e altri oggetti per raccontare il rapporto tra vestiti, corpo e rappresentazione.
Il dress code scelto per gli invitati era “Fashion Is Art”, cioè “la moda è arte”: una formula abbastanza ampia da permettere quasi tutto, ma coerente con l’idea della mostra. Come succede spesso al Met Gala, il tema è diventato soprattutto un punto di partenza per abiti molto costruiti, citazioni artistiche e interpretazioni più o meno leggibili. Si sono visti drappeggi, busti modellati, piume, silhouette rigide e riferimenti alla scultura, alla pittura e alla storia dell’arte. È una parte importante del funzionamento del gala: il tappeto rosso serve a trasformare una mostra museale in un evento globale, comprensibile anche a chi non andrà mai fisicamente a visitarla.
Tra gli abiti più commentati c’è stato quello di Heidi Klum, realizzato da Mike Marino e ispirato alle sculture velate, tra cui il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino, conservato nella Cappella Sansevero a Napoli, e la Vestale velata di Raffaele Monti. Madonna ha scelto invece un riferimento al surrealismo, citando The Temptations of Saint Anthony. Fragment II di Leonora Carrington. Bad Bunny si è presentato come una versione invecchiata di sé stesso, con bastone e capelli grigi, mentre Lisa delle Blackpink ha indossato un abito con due braccia tridimensionali modellate sulle sue vere braccia, che le reggevano un velo sulla testa. In alcuni casi il legame con il tema era immediato, in altri più forzato, ma anche questo fa parte del Met Gala: ogni anno produce una specie di grande catalogo di tentativi, alcuni riusciti e altri meno.
La serata è stata discussa anche per il coinvolgimento di Jeff Bezos e Lauren Sánchez Bezos, sponsor principali e presidenti onorari dell’edizione. Bezos non ha partecipato al tradizionale photocall sulle scale del museo, mentre Sánchez Bezos era sul red carpet accanto ad Anna Wintour. Nei giorni precedenti il gala, il gruppo di attivisti Everyone Hates Elon aveva organizzato proteste e affissioni a New York con slogan contro quello che ha definito il “Bezos Met Gala”; secondo l’Independent, il gruppo ha anche lasciato nel museo centinaia di bottigliette riempita con finta urina e con sopra attaccato uno sticker con il volto di Bezos, richiamando le accuse rivolte negli anni ad Amazon sulle condizioni di lavoro nei magazzini. La polemica non riguardava solo Bezos, ma più in generale il rapporto tra grandi musei, grandi donatori privati e reputazione pubblica dei miliardari.
Tra le presenze più rilevanti c’è stato anche il ritorno di Beyoncé, che non partecipava al Met Gala da circa dieci anni ed era tra le co-presidenti ufficiali della serata insieme a Nicole Kidman, Venus Williams e Anna Wintour.
L’articolo Com’è andato questo Met Gala proviene da IlNewyorkese.





