Cristiana Dell’Anna e Jonathan Sanger in conversazione: il racconto della nuova Hollywood

Si sono conosciuti sul set di Cabrini, dando vita a un dialogo artistico e umano che continua ancora oggi. Lei è Cristiana Dell’Anna, attrice italiana dal respiro internazionale. Lui è Jonathan Sanger, produttore americano e figura di riferimento nel panorama cinematografico.

In questa conversazione riflettono sul cinema contemporaneo, identità culturale e nuove prospettive narrative.

Jonathan Sanger: Sei ora a New York e presto tornerai a Los Angeles. Hai già lavorato più volte negli Stati Uniti: come vedi questo momento per un attore?

Cristiana Dell’Anna: È un momento complesso e allo stesso tempo molto stimolante. Mi sono chiesta spesso cosa sia cambiato da quando sognavo di diventare attrice. Da bambina immaginavo Hollywood come un luogo quasi mitologico, un punto d’arrivo ben definito. Oggi invece è tutto molto più fluido. Il mercato è cambiato profondamente, così come le storie che vengono raccontate e le modalità di produzione. C’è una varietà molto più ampia di voci, di culture e di punti di vista. Questo rende il panorama più ricco, ma anche più competitivo e meno prevedibile. Il concetto stesso di Hollywood si è trasformato: non è più un luogo fisico, ma un sistema globale diffuso.

Secondo te, come sta cambiando l’industria?

Jonathan Sanger: Sta attraversando una fase di grande trasformazione. I grandi studios si stanno consolidando e stanno cercando nuovi modelli economici sostenibili. I film destinati alle sale sono sempre meno e tendono a essere grandi produzioni spettacolari, pensate per attirare il pubblico su larga scala. Questo lascia meno spazio ai progetti più intimi sul grande schermo. Tuttavia, queste storie non scompaiono: trovano una nuova casa nelle piattaforme streaming, dove spesso possono essere raccontate con maggiore profondità, anche in formato seriale. In questo senso, le opportunità non sono diminuite, ma si sono semplicemente spostate. E una cosa resta immutata: il bisogno di grandi storie e di grandi interpreti capaci di renderle autentiche.

Tu sei un’attrice molto versatile. Come scegli i tuoi ruoli?

Cristiana Dell’Anna: Cerco sempre di evitare la ripetizione. Per me ogni ruolo deve rappresentare una sfida, un territorio nuovo da esplorare. Essendo italiana ma con un background bilingue e internazionale, mi trovo spesso in una posizione particolare: porto con me un’identità precisa, ma allo stesso tempo non sono facilmente incasellabile. Questo può essere complesso, ma è anche una grande opportunità. Credo che oggi sia fondamentale contribuire a costruire una nuova narrativa italiana, più contemporanea e aderente alla realtà attuale. I grandi maestri del passato restano un punto di riferimento, ma non possiamo limitarci a replicare quei modelli. Serve uno sguardo nuovo, e Cabrini è stato, per me, un esempio di come si possa raccontare la nostra storia in modo diverso.

Cabrini racconta anche una storia di immigrazione. Quanto è attuale questo tema?

Jonathan Sanger: È estremamente attuale, forse più che mai. L’immigrazione è alla base della costruzione degli Stati Uniti, eppure oggi è diventata un tema molto divisivo. C’è una sorta di dimenticanza collettiva rispetto al fatto che intere comunità, tra cui quella italiana, hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo del Paese. Film come Cabrini hanno il merito di riportare l’attenzione su queste radici e di offrire una prospettiva più complessa e umana. Credo che ci siano ancora moltissime storie da raccontare su questo tema, storie che possono aiutare a creare un dialogo più consapevole.

Oggi il cinema è sempre più internazionale. Come lo vedi?

Jonathan Sanger con David Lynch e A. Hopkins sul set di Elephant Man (1980)

Cristiana Dell’Anna: Lo vedo come un’evoluzione naturale. Viviamo in un mondo completamente interconnesso, dove le storie viaggiano rapidamente e attraversano i confini. Non ha più senso pensare in termini rigidi di nazionalità. Le produzioni sono sempre più ibride, multinazionali, e questo permette una contaminazione molto interessante tra culture diverse. L’Italia, negli ultimi anni, è tornata ad attirare l’attenzione delle produzioni internazionali, sia per le location che per il talento artistico. È un momento importante, che potrebbe portare a una nuova fase di crescita.

Negli ultimi anni vediamo molti biopic e storie vere. Perché secondo te?

Jonathan Sanger: Credo che il pubblico oggi senta il bisogno di riconnettersi con la realtà, ma in modo ispirazionale. In un periodo storico complesso, segnato da incertezze e tensioni, le storie di persone reali che hanno superato difficoltà straordinarie diventano un punto di riferimento. Offrono speranza e dimostrano che è possibile cambiare il proprio destino. Non significa che la fantasia non abbia più spazio, ma quando si racconta la realtà, il pubblico cerca esempi concreti di resilienza e coraggio. E questo tipo di narrazione ha un impatto molto forte.

Tu non sei solo attrice, ma potresti essere anche produttrice o autrice. Ti interessa?

Cristiana Dell’Anna: Sì, moltissimo. È un percorso che mi affascina sempre di più. Mi ispira molto il modello di alcune realtà americane, come quella di Reese Witherspoon, che ha costruito una casa di produzione partendo da una visione molto chiara: scegliere storie forti, spesso tratte da libri, e dare spazio a personaggi femminili complessi. Mi piace l’idea di poter avere un controllo più ampio sul processo creativo, dalla scelta della storia fino alla realizzazione. Allo stesso tempo, però, la recitazione resta il mio primo amore e non vorrei mai abbandonarla. L’ideale sarebbe riuscire a unire queste dimensioni.

E tu, come scegli i progetti oggi?

Jonathan Sanger: Oggi sono molto più selettivo rispetto al passato. Fare un film è sempre un processo complesso e impegnativo, quindi sento il bisogno di dedicarmi solo a progetti che abbiano un significato profondo per me. Non mi interessa più lavorare su qualcosa che non mi coinvolga realmente. Cerco storie che possano lasciare un segno, che abbiano una rilevanza emotiva o culturale. E soprattutto cerco collaborazioni autentiche, con artisti con cui condividere una visione. È questo che rende il lavoro davvero gratificante.

Ricordi quando sul set parlavamo di libri?

Cristiana Dell’Anna: Sì, è stato il nostro primo vero punto di connessione. Passavamo molto tempo a confrontarci su letture, idee, suggestioni. È raro trovare qualcuno con cui si crea subito questo tipo di dialogo. Ricordo in particolare Aleph di Borges, che è stato il libro da cui è partito tutto. Da lì la conversazione si è allargata a molti altri temi, ed è diventata una vera e propria sintonia anche sul piano creativo.

Prima di salutarli, abbiamo chiesto a Jonathan Sanger e Cristiana Dell’Anna quali sono i loro progetti futuri.

Jonathan Sanger: Sto lavorando a diversi progetti molto diversi tra loro. Uno riguarda Frederick Douglass, una figura storica straordinaria, ma voglio raccontare un momento specifico della sua vita, quello trascorso in Irlanda, che ha cambiato profondamente la sua visione del mondo. Poi c’è un progetto su una donna imprenditrice legata al marchio Maidenform, una storia che unisce elementi di business, femminismo e cultura pop. E naturalmente spero di poter trovare presto un progetto da realizzare insieme a Cristiana, perché il nostro incontro artistico è stato davvero speciale.

Cristiana Dell’Anna: Anch’io sto lavorando a progetti molto interessanti. Uscirà a breve una serie su BritBox America, e poi un film ambientato durante il panico finanziario del 1907, un periodo storico molto affascinante. Sono storie diverse tra loro, ma entrambe molto intense. E sì, l’idea di lavorare di nuovo insieme è qualcosa che mi entusiasma molto: quando c’è una sintonia artistica così forte, è naturale volerla continuare.

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