ll gelato di Patrizia Pasqualetti per raccontare la tradizione italiana

Patrizia Pasqualetti è nata a Orvieto, in Umbria, dove la sua famiglia ha aperto la prima gelateria nel 1980, «Io sono praticamente cresciuta lì dentro», racconta. «Dopo la scuola andavo in laboratorio, guardavo lavorare i miei genitori, aiutavo quando potevo. Il profumo del latte caldo, delle creme, dello zucchero appena sciolto è uno dei miei primi ricordi». Artigiana di seconda generazione e maestra gelatiera riconosciuta a livello internazionale, ha portato il marchio Gelato by Patrizia Pasqualetti prima in tutta Italia e poi nel mondo. Le sue creazioni uniscono un’attenzione rigorosa alle materie prime a un costante desiderio di innovare nel rispetto della tradizione.

Per Patrizia Pasqualetti il gelato non è mai stato una moda né un semplice dessert. È un sapere tramandato, un gesto quotidiano, una forma di cultura. Un lavoro che nasce in famiglia e che, nel tempo, si è trasformato in un linguaggio capace di parlare ben oltre i confini dell’Umbria.

In casa Pasqualetti il gelato non è mai stato improvvisazione. «Mio padre era molto severo sul rispetto delle materie prime», ricorda. «Mi diceva sempre che prima di pensare a un gusto nuovo bisogna capire l’ingrediente, conoscerlo davvero. Questa è una lezione che mi porto dietro ancora oggi». È su queste basi che nasce e si sviluppa Gelato by Patrizia Pasqualetti, un progetto che nel tempo cresce, si afferma e si apre a un pubblico internazionale senza perdere la propria identità artigianale.

Oggi Patrizia Pasqualetti è considerata una delle voci più autorevoli del gelato artigianale italiano, ma continua a rifiutare una narrazione puramente celebrativa. «Il gelato è un alimento serio», spiega. «Non deve essere trattato come qualcosa di frivolo o stagionale». Una convinzione che porta avanti da anni. «I veri amanti del gelato lo mangiano più d’inverno che d’estate. In famiglia è sempre stato così. Il gelato faceva parte della nostra quotidianità».

Il suo lavoro si fonda su un equilibrio preciso tra tradizione e sperimentazione. «Io credo molto nei gusti classici», racconta. «Crema, cioccolato, caffè sono la base di tutto. Se non sai fare bene quelli, non puoi andare avanti». Accanto a questa fedeltà alle radici, però, c’è una costante attenzione al presente. «Sperimentare è fondamentale», dice. «Ma non significa stravolgere. Significa ascoltare, osservare, capire cosa cambia intorno a te».

Nel laboratorio di Orvieto, molte ricette hanno una storia familiare. «Ci sono preparazioni che non ho mai voluto toccare», racconta. «Penso, ad esempio, ad alcune creme che seguono ancora le ricette di mia madre. Sono parte della nostra identità». Allo stesso tempo, nuove combinazioni e nuove tecniche entrano nel processo produttivo, sempre con un’attenzione rigorosa alla qualità e alla coerenza del risultato finale.

Un altro aspetto centrale del lavoro di Pasqualetti è il rapporto con il pubblico. «Per me è fondamentale che le persone capiscano cosa stanno mangiando», spiega. «Il gelato artigianale ha bisogno di essere raccontato, spiegato. Solo così si crea un rapporto vero». È anche per questo che negli anni si è costruita una clientela estremamente fedele. «Ci sono persone che tornano da decenni. Questo è il riconoscimento più importante».

Il percorso di Patrizia Pasqualetti dimostra come l’artigianato italiano possa essere al tempo stesso profondamente radicato e aperto al futuro. Un lavoro fatto di gesti ripetuti, di attenzione quotidiana, di memoria familiare, ma anche di scelte consapevoli e visione.

«Alla fine», conclude, «quello che cerco di fare è un gelato onesto. Un gelato che racconti chi siamo e da dove veniamo. Se chi assaggia riesce a sentire questo, allora il lavoro ha senso».

Ed è forse proprio questa coerenza, più di ogni altra cosa, a rendere il gelato di Patrizia Pasqualetti immediatamente riconoscibile.

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